INTERVISTA ESCLUSIVO DI SIMONE MORO

Simone di Simone

Abbiamo intervistato il grande alpinista di Bergamo e abbiamo parlato di tutto un po , l´alpinismo del mondo attuale e Simone stesso

Carlos Eduardo González | Redacción Alpinismonline Miércoles 20 de Septiembre de 2017 - 15:29 732 | 0




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Por Fernanda Insua, Noel González, Carlos Eduardo González | Redacción Alpinismonline

Ringraziamenti speciali a Marianna Zanatta


Tutte le fotografie per gentile concessione Simone Moro (Simonemoro.com)

È uno dei principali protagonisti e referenti dell'attuale alpinismo del mondo. Inutile dire che stiamo parlando di uno specialista in argani invernali. Non ha nulla più o meno dei primi quattro inverni. Il grande alpinista di Bergamo.

Ma in questo modo siamo arrivati ​​e abbiamo una conversazione molto interessante sulle questioni attuali, sia attività che logicamente.

Simone Moro, quello che di solito ci stupisce con queste battaglie riservate solo agli scelti. È senza dubbio uno di loro.

Dopo essere tornato da un Kangchenjunga estremamente difficile e complesso, che in nessun momento lasciò aperta la minima possibilità di poterlo raggiungere, tanto meno in un viaggio come quello sollevato da Simone e Tamara. Dopo di ciò, abbiamo parlato con lui. Già senza i problemi che di solito appaiono quando è in montagna.

In questo contesto allora siamo riusciti a toccare diversi temi - come abbiamo detto - con alcune rivelazioni veramente interessanti che aprono senza dubbio le aspettative.

Come accade con Simone, in questa occasione e in altri in cui siamo venuti a lui, si distingue, ben oltre l'"enorme" delle sue azioni, qualcosa di molto più enorme: la sua umiltà e la sua grande predisposizione a partecipare a noi . Qualcosa di molto notevole in una persona con altrettante attività di Simone.

Beh, li abbiamo lasciati con Simone Moro, uno scalatore. Il grande alpinista di Bergamo.

 

È stato con Txikon nel Nanga con il summit incluso. Come specialista invernale, cosa ha perso Alex per fare vetta sull'Everest l’inverno?

Bisogna avere la squadra giusta e la giusta dose di fortuna per riuscire in una scalata invernale su un 8000. Penso che all’Everest avesse gli uomini giusti, ne aveva anche molti, ma le condizioni meteo e del vento non sono stati faveroveli. In condizioni estreme NESSUNO può resistere e scalare anche nella tormenta. In Inverno in Himalaya si muore anche per un errore  di sopravvalutazione di se stessi. Alex ha provato davvero a lungo ma alla fine la natura è stata ostile alla sua volontà di salire.

 

Come pilota di elicottero di salvataggio, se ricordo correttamente dal 2012, Cosa pensi della lunga lista di incidenti che sono attualmente in montagna?

Aumentando il numero di persone e alpinisti che frequentano la Montagna è normale, statistico, che aumentino il numero di incidenti. La Montagna non è come il mare. Non esiste una spiaggia dove sdraiarsi o fare castelli di sabbia. In Montagna  le regole e le dinamiche nel frequentarla si devono conoscere ed imparare. Scalare una montagna non è come farsi una nuotata al mare e questa cose molta gente non lo capisce.

 

Quest’anno Simone ha 50 anni, quali progetti avete ancora in attesa nel mondo montano? Sembri Carlos Soria? Attualmente provando a Dhaulagiri.

Il 27 ottobre compio 50 anni, è vero, ed è incredibile come il tempo sia passato veloce, di quante esperienze ho vissuto, quanta gente ho incontrato. Mi sono sempre tenuto allenato,  controllato nel mangiare, bere, nel peso corporeo, nella salute. Sono ancora fanatico nel prepararmi duramente e nel sognare progetti ambiziosi.  Penso che continuerò a scalare montagne perché mi sento ancora motivato, forte ed esperto per essere ancora protagonista dei miei sogni. Progetto ne ho moltissimi e non solo alpinistici. Carlos Soria +è un amico ed un esempio di longevità sportiva. Anche lui è molto attento  alla propria salute e forma fisica.

 

Pensi che il tuo stile alpino salga come Cho Oyu in sole undici ore nel 2002 ha aperto una porta all'Himalaya espressa di oggi?

Si penso di praticare ancora un alpinismo leggero, veloce quando le condizioni me lo permettono. Sono uno che corre dai 100KM ai140 km la settimana e dunque la voglia di essere veloce e resistente non mi manca. Sugli 8000 d’inverno ovviamente la velocità è difficile da praticare a causa delle lunghe attese e dal freddo ma anche li è importante saper sfruttare al meglio le poche finestre di bel tempo.

 

Come combini la tua attività professionale e le tue spedizioni con la tua vita familiare? Quale ruolo svolge la tua moglie Barbara e tua figlia Martina nella pianificazione di un obiettivo e nell'organizzazione di una spedizione?

La famiglia ha sempre supportato e ancora supporta la mia attività. Mi capiscono e non mi fanno pesare le lunghe attese. Mio figlio Jonas di 7 anni è spesso con me anche negli allenamenti e nei voli in elicottero e sento molto la responsabilità di insegnargli tante cose e dunque cerco io stesso di non rischiare troppo.

 

Quale visione hai sulle donne nell'arrampicata odierna e nell'ochomilismo in particolare?

Sono come gli uomini. Sono meno numerose in Himalaya e nell’arrampicata per una questione culturale, storica,ma quelle forti sono molto vicine ai livelli maschili.  Io sono sempre stato molto aperto di mentalità e non ho mai sofferto vedere le donne progredire e praticare tutte le attività che erano tipicamente maschili.

 

Secondo la tua esperienza, esistono differenze significative in un partner femminile o un partner maschio? In questo senso, cosa puoi dirci su Tamara?

Posso portare come esempio la partnership che ho con Tamara. E’ la stessa che avevo con Boukreev o con Urubko in termini di forza, resistenza, condivisione dei compiti. Dunque posso davvero dire che non ho notato nessuna differenza.

 

Potresti dire che dopo tante avventure e spedizioni conosci i tuoi limiti?

Diciamo che li conosco bene ma so anche che si possono spostare oltre e migliorare le proprie abilità. Ciò che conosco molto bene è come reagisco nella varie situazioni ed aver sviluppato un giusto sesto senso che mi fa percepire spesso i pericoli prima che questi siano troppo vicini ed evidenti.

 

Cosa diresti è la situazione più difficile in montagna e cosa ti ha insegnato?

La tragedia del 25 dicembre del 1997 quando morì Anatoli Boukreev è stata di sicuro l’esperienza più dura della mia vita. Quella volta io sono sopravvissuto per miracolo e ho usato energie che non pensavo di avere per fare qualcosa di disumano come scalare in discesa e trascinarmi per molti chilometri fino al campo base nonostante fossi ferito e sanguinante dopo un volo di 800 metri!

 

Pensi che gli esseri umani imparino da errori? Secondo le tue esperienze, pensi che le situazioni dolorose o negative insegnano sempre di più?

Certamente. Chi non impara dagli errori o da esperienze dolorose e difficili è un idiota!. Gli errori servono proprio come processo di apprendimento, non solo in montagna ma nella vita!!

 

Cosa direi è la sfida più grande che oggi affronta l'alpinismo? C'è attualmente una vera e propria arrampicata su alpinismo?

La voglia di esplorare non finisce mai e oggi l’alpinismo si sta muovendo verso le frontiere delle cime e delle pareti inviolate su montagne più piccole (6000/7000) ma con un coefficente di difficoltà sempre più alto. Molti nuovi alpinisti sono anche forti arrampicatori. Quando io nel 1994 arrampicai una via di 8b ed un 8000 nello stesso anno penso che ero un “pioniere” di ciò che oggi è più normale trovare nell’alpinismo di elite.

 

Credi in sogni premonitori? E in fortuna o occasione?

Credo in Dio e nel sesto senso degli umani. Dunque ognuno ha i suoi modi per percepire queste cose. La fortuna esiste ma bisogna anche costruirsela.

 

Valuterebbe la possibilità dell'inverno Everest con Alex Txikon?

Si, perché no, ma senza sherpa.

 

Quest'anno è senza dubbio segnato da tragedie. Quale memoria hai di Ueli Steck?

Era una amico, una persona che ho frequentato e a cui volevo bene. E’ stato davvero doloroso perdere una persona come lui e anche per tutta la comunità alpinistica è stata una perdita grave. Era forte e umile, visionario e sincero. Davvero mancherà a moltissime persone.

 

Quali sono i progetti per la prossima stagione? Ritorni al Kangchenjunga?

Al Kangchenjunga penso che tornerò ma non subito Quel progetto e quella traversata mi attira moltissimo.. Ho un altro progetto invernale ma che non voglio ancora annunciare….

 

 

Come possiamo gestire questo numero di massificazione nelle grandi montagne? Pensi che ci possa essere una soluzione a breve termine?

Io sono uno che ama la libertà e non vuole limitare quella degli altri.  C’è però un problema di sovraffollamento e scarsa preparazione oggi in molte spedizioni e campi base. Per gli 8000 basterebbe imporre delle scalate minime per poter ottenere i permessi bisognerebbe scalare prima un 6000 ed un 7000 e in stagioni diverse . Oggi hanno provato a farlo ma le spedizioni commerciali organizzano una salita ad un 7000 come acclimamento e subito dopo un 8000 a persone che vanno in nepal per la prima volta. Bisogna invece separare con un anno o due di attività le salite a montagne più piccole e quelle poi più alte. Bisogna insomma imporre saggezza a coloro che non l’hanno e vanno ad un 8000 come una gita della domenica.



Nota principal: http://www.alpinismonline.com/mz-notas.asp?id=10740
Versión imprimible: http://www.alpinismonline.com/mz-notas-print.asp?id=10740




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